Lobby e rappresentanza degli interessi. La proposta di legge SviMEU per la Campania

logo svimeuL’Associazione SviMEU – Sviluppo per il Mezzoggiorno in Europa ha deciso di proporre una legge sulle lobby sia per soddisfare esigenze di trasparenza, con l’obiettivo di rendere conoscibili per il cittadino i fattori che incidono sulla formazione degli atti normativi e degli atti amministrativi generali dell’Assemblea Legislativa e del Governo regionale, sia di partecipazione, con la finalità di permettere ai rappresentanti di interesse di intervenire nel processo decisionale “alla luce del sole”.
A tal fine si intende introdurre delle disposizioni che riconoscono un ampio diritto a svolgere attività di rappresentanza di interessi particolari, allo scopo di rendere il circuito istituzionale più informato, più recettivo ed attento alle richieste che provengono dalla società civile di cui le lobbies sono espressione. In tale prospettiva è risultato utile seguire l’esempio dato dalle istituzioni europee, in cui per dare un quadro più strutturato alle attività di rappresentanza di interesse presso le istituzioni europee sono stati indicati alcuni principi: la creazioni di un sistema di registrazione su base volontaria; l’adozione di un codice di condotta comune per tutti i lobbisti; la previsione di un sistema di controllo e di sanzioni.
Alla luce di tali principi, con la presente proposta di legge regionale si intende rendere trasparente il rapporto tra gruppi di pressione ed i decisori pubblici.
Da una comparazione tra i vari regolamenti regionali e l’impianto normativo che definisce il Registro per la Trasparenza istituito presso il Parlamento Europeo risultava con nettezza un limite delle norme regionali in materia di lobbying. Nessuno dei regolamenti regionali vigenti prevedeva la possibilità di iscrizione al registro regionale di soggetti che non siano associazioni di categoria o fondazioni.
Questo elemento normativo paradossale finisce con il non tenere in considerazione la possibilità che ad accedere ai centri decisionali regionali possano essere professionisti terzi rispetto ai portatori di interessi particolari che offrono a questi ultimi servizi professionali retribuiti, detto altrimenti, i regolamenti regionali vigenti limitano l’accesso alle sedi decisionali ai lobbisti professionisti.
Il paradosso era reso possibile dalla stessa scelta formale che definiva i Registri regionali dei rappresentanti di interesse, infatti, si stabiliva che “Possono essere iscritti nel registro i portatori di interesse la cui organizzazione interna sia regolata dal principio democratico”. Elemento anomalo è l’imposizione del principio democratico quale principio organizzativo fondamentale, il che equivaleva ad una esclusione automatica dal registro delle società private – la cui organizzazione interna non è necessariamente democratica – che si occupano specificamente di rappresentanza di interessi e di lobbying.
Tale decisione appariva poco convincente se si guarda alla configurazione del Registro per la Trasparenza istituito presso il Parlamento Europeo, infatti nonostante si noti una notevole presenza di lobbisti interni e associazioni di categoria che si occupano di lobbismo, 307 soggetti registrati su un totale di 619 lobbisti (dato relativo al 1 aprile 2012), si evidenzia la presenza anche di società di consulenza specializzate e studi legali che svolgono attività di lobbying presso le istituzioni dell’Unione Europea.
Questa proposta di legge regionale supera alcuni dei limiti presenti nelle leggi che regolano le attività di lobbying nelle altre regioni. Ci sono alcuni elementi particolarmente interessanti: un primo elemento di notevole innovazione è la definizione non solo di obblighi e doveri dei rappresentanti di interessi iscritti al registro ma anche dei decisori pubblici. In questo senso si tenta di dare piena attuazione al principio di trasparenza dei processi decisionali con la proposta di obbligo di menzione da parte dell’attore istituzionale regionale, già in fase di iniziativa legislativa, dell’attività di rappresentanza di interesse in cui è stato coinvolto; si impone, dunque, al proponente di segnalare all’interno della relazione introduttiva che accompagna ciascuna proposta di legge i rappresentanti di interesse con cui ha interagito.
Altro aspetto che tenta di rendere maggiormente trasparente il processo di decision making è l’obbligo per il rappresentante di interesse di presentare ogni anno un report delle attività di lobbying svolte, i soggetti “pressati” e le risorse economiche e umane impiegate nell’attività di lobbying. Dalla proposta di legge in esame non derivano ulteriori oneri a carica della finanza pubblica, in quanto di fronte all’attribuzione di nuovi compiti, la Regione Campania potrà utilizzare le risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili a legislazione vigente.

Salvatore Esposito

Per maggiori informazioni info@sviluppocampaniaeuropa.it

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